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“Scuola e lavoro: i cardini di una vera integrazione sociale”

Sintesi relazione di Andrea Canevaro, Università di Bologna.
1° convegno nazionale ARISM – FADIS
Disabilita': dall'integrazione scolastica all'inserimento lavorativo
Ancona, 9 marzo 2002


“Scuola e lavoro: i cardini di una vera integrazione sociale”

La relazione prende l’avvio dalla lettura di un lucido riportante dati del Centro ausili della Regione Emilia Romagna in relazione ai disabili in età adulta. Il 41% è rappresentato da disabili congeniti, il 31% da disabili con esito da trauma e il 28% da disabili per malattie degenerative ; ovviamente questi dati riguardano i disabili che si rivolgono al Centro e non tutti i disabili.

La lettura del 2° lucido che il relatore propone è tratta dalla prima pagina di Le Monde; la figura che fa da ponte perché il disabile possa proseguire la sua strada è il genitore: il genitore rappresenta il passaggio attraverso il quale transita chi non è autonomo.
Il sacrificio di cui si fa carico un genitore è spesso al di là di ogni previsione.
I bisogni della persona sono visti attraverso una piramide, la quale simbolicamente rappresenta due elementi importanti che guidano il ragionamento: un base larga e gli elementi ricorsivi.
E’ utile poi ragionare per generi: le disabilità appartengono a uomini e donne, a bambini e a bambine…
Bisogna anzitutto avere una base larga per poter crescere, quindi la scuola deve permettere una base larga per favorire la crescita della personalità attraverso gli elementi ricorsivi. La competenza ricorsiva, gli apprendimenti ricorsivi sono quelli che riguardano la vita di tutti i giorni con i quali ognuno di noi deve fare i conti, sono le ritualità quotidiane che consentono la sopravvivenza. La relazione tra questo e l’inserimento lavorativo è molto vicina perché entrano in gioco i processi adattivi. Infatti alcuni hanno una capacità adattiva che permette di sviluppare delle competenze lavorative, ma sempre il contesto lavorativo facilita o comunque condiziona il soggetto all’adattamento. E nel mondo dell’handicap i disagi, purtroppo, non si superano con l’evolversi dell’età cronologica, né con il passaggio da un ordine di scuola a un altro.
La salute è contemporaneamente una questione individuale e collettiva .
Il relatore a questo punto fa riferimento al “ Documento Bertani “ che parla di percorsi individuali e non individualizzati (può sembrare la stessa cosa, ma non è).
Abbiamo bisogno di fermarci a ragionare su certe realtà... occupare ad esempio, senza scrupolo ,i posti macchina destinati alle persone con handicap, per poi dichiararsi disponibili a “portare in braccio una persona handicappata “- se necessario - la dice lunga sul rispetto autentico dei diritti.
La scuola ha dei compiti fondamentali sull’educazione alla diversità, al saper vivere in una comunità di individui che hanno bisogno di regole, perché anche per giocare si deve rispettare le regole, altrimenti non ci si diverte.
Poi bisogna saper guardare oltre la scuola, insieme, naturalmente, ai servizi.
L’inserimento lavorativo della persona disabile pone dei grossi problemi e dei grossi interrogativi, ai quali non si può rispondere che tutti insieme, con la disponibilità e le menti aperte senza manie di protagonismo: la famiglia, la scuola, i servizi, la collettività e il contesto lavorativo .
Tutta la pluralità di strumenti e di persone concorrono ad una finalità che non coincide semplicemente con il mandare una persona a lavorare, ma è la costruzione di una identità quella che serve, che ha le radici proprio nella Scuola.

Nota della Redazione

La sintesi della relazione è a cura dell'ARISM. Il testo integrale della relazione a cura dell'autore è pubblicato nel volume che raccogli gli atti del convegno.
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